“Sogno di una notte di mezza estate” per la regia di Riccardo Cavallo: “Un’esecuzione memorabile”

In scena al: Silvano Toti Globe Theatre dal 9 al 20 Agosto (ore 21.15)

Prezzi: da € 8 a € 30

Regia: Riccardo Cavallo

Traduzione: Simonetta Traversetti

Fila interminabili al botteghino. Tutto esaurito per l’undicesima edizione. Più di centomila spettatori raggiunti. L’adattamento di Riccardo Cavallo della celebre commedia di William Shakespeare si conferma ancora una volta un autentico successo.
Amanti litigiosi, attori spiritosi ed Elfi bizzosi sono elementi di un quadro narrativo che rimane affascinante nonostante il passare del tempo, in cui il drammaturgo inglese ricorre alla magia per giustificare l’inspiegabile volubilità dell’amore, repentina come l'alternarsi tra il dì e la notte. Un ipnotizzante intreccio tra mondo magico, dimensione reale e scena teatrale capace di far sognare lo spettatore ad occhi aperti. Una rappresentazione in cui il pubblico diventa attore e gli attori diventano pubblico, in una seducente promiscuità di ruoli.
I nostri autori si interrogano sulle diverse componenti dello spettacolo, svelando sensazioni e curiosità della messinscena.

Le scelte registiche del compianto Riccardo Cavallo e la traduzione di Simonetta Traversetti ti hanno persuaso?

  • Alessandro Rosi: "Durante il primo atto si fatica ad entrare nel flusso della storia: la sovrapposizione tra i fatti di Atene, le prove della sgangherata compagnia teatrale e ciò che avviene nel mondo degli elfi crea un impianto narrativo instabile; puntellato tuttavia nel secondo atto, in cui si è letteralmente travolti dal corso implacabile degli eventi.
    Per ciò che attiene alla traduzione, la Traversetti riesce con efficacia a rendere il testo originale e soprattutto a mantenere la musicalità del verso, peculiarità che contribuisce a rendere estremamente piacevole la rappresentazione." (7.5/10)
     
  • Fabrizio Risa: "La regia di Riccardo Cavallo, scomparso pochi anni fa, ci ha regalato una versione del Sogno che, non a caso, è rappresentata al Globe Theatre da diverse stagioni senza mutamenti, segno della capacità del regista di mettere in scena una rappresentazione che non ha e non avrà età, rendendo onore a Shakespeare nel migliore dei modi." (9/10)
     
  • Nirmali Carpinteri: "La traduzione purtroppo non mi ha entusiasmata: avrei preferito una resa meno esplicita, Shakespeare in generale ha più livelli di comprensione e mi sarebbe piaciuto che questo tratto fosse mantenuto. La scelta di attribuire un dialetto italiano al personaggio di Snug (tradotto in Cotogna), nonostante sia considerata un’opzione traduttiva minore e tipica dell’animazione, ha quasi vinto il mio scetticismo e alla fine ha pagato in termini di apprezzamento da parte del pubblico, bene." (6/10)
     
  • Paolo Vitanza: "Le scelte di regia si coniugano in modo esemplare al modo di recitare del 1600 e alla tipologia di palco presente all'epoca. Per quanto riguarda la traduzione, riesce ad adattare i diversi linguaggi usati nei sobborghi di Londra ad una più vasta quanto mai unitaria diversità del linguaggio Italiano." (7/10)

L'interpretazione degli attori ti ha coinvolto? C’è un attore in particolare che ti ha impressionato?

  • Alessandro Rosi: "La chimica tra i diversi interpreti è palpabile e le loro prove si equivalgono, senza che nessuno dei personaggi sia messo in ombra. Recitare inoltre su di un palco del genere, ove si è circondati dal pubblico in virtù della conformazione del teatro, rende le prove attoriali ancor più apprezzabili.
    A onor del vero alcuni attori spiccano sugli altri: sono coloro che recitano la parte dei membri della compagnia teatrale, le loro gag sono indubbiamente uno dei punti di forza dello spettacolo. Mentre non si può dire lo stesso per le scene di lotta tra Demetrio (Sebastiano Colla) e Lisandro (Marco Paparella), che appaiono invece alquanto goffe." (7.5/10)
     
  • Fabrizio Risa: "Il Globe Theatre di Villa Borghese si è sempre avvalso di attori talentuosi e di primissimo piano, capaci di emozionare e divertire ad ogni replica. Nel Sogno spiccano il virtuosismo di Girolamo Alchieri nei panni di Nick Bottom (italianizzato in “Chiappa”) e la personalità di Martino Duane nei panni di Teseo, ma nulla mette in secondo piano l’incredibile bravura degli attori in scena, dagli sposi agli spiritelli fino ad arrivare ad Oberon e Titania, indubbiamente i due personaggi più “drammatici” della commedia." (8/10)
     
  • Nirmali Carpinteri: "La recitazione risulta a volte sopra le righe, ma nel complesso di evidente talento. Ho solo trovato un poco slegata l’azione." (7/10)
     
  • Paolo Vitanza: "Certo è che il linguaggio e le movenze sono più marcate rispetto ad oggi, ma lo stile di recitazione e l'annesso teatro antico consentono di fare un tuffo nel passato di secoli." (8.5/10)

La scenografia messa in scena, i costumi e le luci ti hanno colpito?

  • Alessandro Rosi: "La pioggia di lanterne presenti sul palco, coperte ognuna da un telo, dà inizialmente un senso di precarietà apparentemente poco attinente alla scena; ma una volta entrati nel mondo degli Elfi e tolto il velo, si rivelano essere affascinanti gabbie di stelle, che guidano i personaggi nella loro storia.
    Dei costumi curati da Manola Romagnoli si può solo che approvare la scelta, fuorché per quelli indossati dagli Elfi, che appaiono rimandare più alla tradizione orientale che ad un mondo surreale.
    Il disegno di luci realizzato da Umile Vainieri enfatizza infine con precisione il passaggio dal mondo cittadino a quello del bosco, colorando magicamente l’intero teatro." (7.5/10)
     
  • Fabrizio Risa: "La scenografia risulta coerente con il contesto in cui, probabilmente, fu rappresentata l’opera per la prima volta: questa fu scritta, quasi certamente, per un matrimonio, il che fa presupporre che gli spazi scenici siano stati allestiti per rappresentare contemporaneamente più ambientazioni, rendendo più rapide le variazioni. La scelta dei costumi, decisamente barocchi, può ricondursi alla volontà del regista di dare quel tono di colore scanzonato tipico della commedia.
    L’utilizzo delle fonti di luce è indubbiamente il punto focale della rappresentazione, poiché la luce stessa viene chiamata a creare l’illusione della doppia dimensione in cui si svolge la vicenda (quella reale e quella magica). Non a caso i richiami alla luce sono continui anche da parte degli attori, soprattutto a quella della luna (quasi in chiave sacra), in contrapposizione al buio accecante del bosco. Le cascate di lanterne che cadono ad ambo i lati del palcoscenico, oltre ad essere di grande impatto, sono il sapiente strumento che infrange la barriera dimensionale dei due mondi; grazie ad esse il pubblico si ritrova ad essere parte del Mondo magico, così da poter vedere ciò che accade in un bosco altrimenti reso invisibile dal buio. Si potrebbe inoltre ipotizzare che il grande drammaturgo abbia voluto metaforizzare, con “ombra” e “luce”, le vicende dell’amore e della mente/anima umana, per natura volubili e inclini a cambiamenti improvvisi e spesso inspiegabili." (9/10)
     
  • Nirmali Carpinteri: "La scenografica, così come i costumi, hanno ben rappresentato il contenuto dell’opera, sempre in bilico fra realtà e sogno." (8/10)
     
  • Paolo Vitanza: "Scenografia minimalista se non praticamente assente; eccetto qualche gioco di luci e porte a scomparsa, lascia tutto in mano agli attori che devono riempire la scenografia con rumori e gesti.  Ciò risalta molto agli occhi di uno spettatore moderno, abituato alle azioni meccaniche e a scenografie più elaborate: ma la funzione del Globe Theatre è anche quella di far rivivere un aspetto della vita cittadina del 1600, obbiettivo pienamente riuscito." (7/10)
Gradimento Autori: 7.5/10 (Regia: 7.1/10; Interpretazione: 7.8/10; Scenografia: 7.6/10)

Interpreti (in ordine alfabetico): Nick, Bottom (Gerolamo Alchieri); Titania, regina delle fate (Claudia Balboni); Elena (Federica Bern); Demetrio (Sebastiano Colla); Teseo, duca d’atene (Martino Duane); Puck (Fabio Grossi); Ermia (Valentina Marziali); Fairy (Cristina Noci); Tom, snaout (Claudio Pallottini); Lisandro, innamorato di ermia (Marco Paparella); Snug (Andrea pirolli); Maestro di cerimonie (Raffaele Proietti); Oberon, re degli elfi (Carlo Ragone); Egeo, padre di ermia (Alessio Sardelli); Peter quince (Marco Simeoli); Francis, flut (Roberto Stocchi); Ippolita, regina delle amazzoni (Daniela Tosco);

Costumi: Manola Romagnoli

Scene: Silvia Caringi e Omar Toni

Disegno luci: Umile Vainieri

Progetto fonico: Franco Patimo

Assistente alla regia: Elisa Pavolini

Produzione: Politeama Srl