Winston vs Churchill all’Ambra Jovinelli: un pianeta dove Battiston supera sé stesso

Non sono molte, eppure quelle poche parole che pronunceremo in punto di morte saranno ricordate per sempre. Su questo s’interroga nei suoi ultimi giorni di vita Winston Churchill (Giuseppe Battiston), insieme all’infermiera (Maria Roveran) che lo assiste. Lo fa però a suo modo, trasformando quella che potrebbe essere un’estenuante ricerca in un gioco stimolante: indovinare quali parole hanno pronunciato prima di morire i personaggi più famosi.

La sfida con l’infermiera diventerà ben presto un modo per raccontare la sua vita e il peso delle scelte politiche. Come la disfatta di Gallipoli durante la prima guerra mondiale, dove Churchill – allora ministro della Marina – decise di attaccare l'Impero ottomano nello stretto dei Dardanelli, mandando a morire oltre 43.000 uomini. Una sconfitta che porterà dietro nella sua coscienza e che alimenterà i suoi stati di depressione. Se non fosse per i suoi viziosi compagni di viaggio – medicinali, sigari e whisky – difficilmente riuscirebbe a sopportarne il dolore.

C’era infatti chi come Van Gogh scriveva “la tristezza durerà per sempre”, ma Churchill voleva invece vincere quella tristezza provocata dalla guerra e dare nuova speranza al mondo, anche a costo di sacrificare la sua stessa persona.

 
 GIUSEPPE BATTISTON in
WINSTON vs CHURCHILL 
di Carlo G. Gabardini
e con Maria Roveran
regia PAOLA ROTA


Churchill incarna il primato della politica e umanamente è un eccesso in tutto: tracanna whisky, urla, sbraita, si lamenta, ma senza mai arrendersi, fuma sigari senza sosta, tossisce, detta ad alta voce bevendo champagne, si ammala, comanda ma ascolta, è risoluto ma ammira chi è in grado di cambiare idea, spesso lavora sdraiato nel letto, conosce il mondo ma anche i problemi dei singoli, ha atteggiamenti e espressioni tranchant, e battute che sembrano tweets: 
“Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”

Giuseppe Battiston incontra la figura di Churchill, la porta in scena, la reinventa, indaga il mistero dell’uomo attraverso la magia del teatro, senza mai perdere il potente senso dell’ironia 
“Meglio fare le notizie che riceverle, meglio essere un attore che un critico”

Di tutto questo parla il testo di Carlo G. Gabardini, che mostra Churchill in un presente onirico in cui l'intera sua esistenza è compresente e finisce per parlare a noi e di noi oggi con una precisione disarmante. 
 

Cambiano i testi, le luci e il palcoscenico, ma Giuseppe Battiston si conferma ancora una volta uno degli attori più apprezzati del momento. La sua interpretazione dell’ex primo ministro del Regno Unito non vuole mostrare il politico, bensì la persona, il lato più intimo e nascosto, quello all’ombra delle luci della ribalta. Emerge dunque un uomo fragile e vizioso, ma anche molto ingegnoso, in grado di nascondere sigari e gin nel suo bastone, unico modo per tenersi in piedi.

È per questo motivo che è assistito da un’inesauribile Maria Roveran nel ruolo dell’infermiera, che non si dà pace per aiutare un personaggio stimato ma allo stesso tempo detestato.

Nel pianeta Churchill – questa la forma data alla casa del politico inglese sul palcoscenico – non è semplice atterrare. Tutto è in bilico e pochi oggetti rimangono in piedi: una poltrona, un mappamondo e una radio. Ed è grazie a questo strumento che Churchill convinceva milioni di inglesi a resistere, a combattere, a vincere. Ad essere pronti anche a morire per salvare la nazione, come avrebbe fatto lui in punto di morte, sempre con la sua inconfondibile arguzia. “Sono pronto a incontrare il Creatore. Se lui è pronto all’ardua prova che lo attende quando m’incontrerà”.

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