Vaporwave, un'ondata di vapore nostalgico

La festa sta per volgere al termine, l’alba sopravanza la notte e le energie si stanno per esaurire. Ma gli invitati ballano ancora e il giradischi continua a suonare. Poi la leva passa improvvisamente da 45 a 33 giri e la musica inizia a sentirsi al rallentatore, creando un effetto eco che sospende il tempo e fa viaggiare in un’altra dimensione. Il genere musicale della vaporwave somiglia a tutto ciò: un giradischi che va a rallentatore ampliando il momento presente e lo spazio a disposizione.

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Nata nel 2010, la vaporwave è il primo genere musicale interamente creato e vissuto su internet. Espressione di una scintillante decadenza postmoderna, è un’ondata di vapore che stupisce e confonde. Il suo sound non è altro che un mix di campionamenti rallentati di brani pop e jingle pubblicitari anni ’80- ‘90, adattati su basi elettroniche. Un passato che ritorna in una dimensione futura.

 
 

Ma il vaporwave non è solo musica, è anche arte: l’aesthetics. Una corrente che si pone nel momento in cui viviamo vivendo però in un mondo futuro. Nei video musicali si possono allora vedere statue elleniche rappresentate su figure tridimensionali; loghi di windows ’98 su di un astratto tappeto a scacchiera; palme, tramonti e scritte in cinese circondate da geometrie futuristiche. Tutto rigorosamente tinto di fucsia e viola. Un’estetica dal gusto decadente, che tende a catturare ed enfatizzare le impressioni luminose date dal paesaggio urbano e metropolitano notturno.

 
 

Vaporwave letteralmente si potrebbe tradurre come “onda di vapore”; ma in realtà il suo nome sembra derivare dal neologismo informatico “vaporware”, con cui si indicano – in modo ironico – i prodotti informatici di cui viene indicata una data ufficiale di uscita sul mercato senza che poi venga rispettata, portando l’oggetto da commercializzare a vaporizzarsi.

Presentando quindi le pubblicità e i prodotti di un’epoca in cui il consumismo e la globalizzazione avevano raggiunto i loro massimi livelli, vaporwave si pone anche come movimento di reazione. D’altra parte anche lo stesso Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels recitava: “Tutti i soldi alla fine si vaporizzeranno nell’aria”.

 
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Ma non è la politica l’aspetto importante delle canzoni di questo genere musicale. È quella nostalgia che si nasconde dietro ogni ritornello dello spot della Tassoni, della sigla di Bim Bum Bam o dei passaggi più significativi del Maurizio Costanzo Show. Una nostalgia dilatata dal ritmo lento delle canzoni e vaporizzata nell’aria, per poterne sentire l’odore ancora una volta.