Pasqua nel cuore del Salento: accoglienza e tradizioni

In mezzo a due mari, la sponda più meridionale della Puglia punta verso l'Oriente ed è ricca di tradizioni originarie dell'antica Grecia che si tramandano nei secoli, principalmente tramite i canti popolari. Zollino, piccolo paese nel cuore del Salento Griko, custodisce appunto una delle più antiche manifestazioni legata alla Pasqua: il canto della Passione in lingua Grika.  

Un canto che nasce nelle strade e lì vuole rimanere, proprio come una marcia itinerante. Gli accordi di I Passiuna Tu Christù bussano sottilmente alle porte delle case di chi ormai non è in condizione di cantare per strada.

Lucia Petrarca, 86 anni, si commuove quando capisce che, all'improvviso, è al centro delle attenzioni. Il gruppo della Bottega del Teatro pieno di ragazzi cantori ma anche persone adulte, letteralmente invade la dimora con le sue note in una lingua lontana dall'italiano. Lucia la conosce benissimo, e canta. Il suo viso si illumina, la sedia traballa, le mani che eseguono movimenti netti e determinati. Se fosse per lei, potrebbe restare tutta la sera a cantare, ma il canto appartiene alla strada.

La melodia che il tredicenne Giulio Maraschio ottiene dalla fisarmonica ha un pizzico di malinconia, un retrogusto sofferente, tuttavia antagonista a qualunque tristezza. Commuoversi è lecito, anzi, pressoché una costante. E quando il più illustre cantore della passione in griko, dall'alto dei suoi 91 anni, inizia la prima strofa, l'emozione abita tra applausi e singhiozzi.

 Giulio suona la fisarmonica

Giulio suona la fisarmonica

Antimo Pellegrino è il cantore più anziano della Passione; e ogni volta che la Pasqua si avvicina, lui supera tutte le limitazioni e canta a pieni polmoni, gesticolando come un maestro che conduce l'orchestra. Il segreto di tanta giovinezza? "Cantare con il cuore, il cuore non ha età", dichiara emozionato. "Antimino" ha coscienza di essere un esempio per i più piccoli. Lui sa che toccherà alle nuove generazioni portare avanti la tradizione – e la lingua grika – e, insieme a ciò, il senso di appartenenza al territorio che vuole tenere le persone al centro della comunità.

La lingua grika

L’antropologa Manuela Pellegrino si dedica allo studio e all’applicazione della lingua grika da quasi vent’anni. Anche lei è d’accordo sull’importanza dei canti della Passione per il griko. “Le funzioni artistico-performative di una lingua possono tenerla ‘in vita’ nonostante il suo uso limitato e nonostante la morte dei suoi parlanti”, spiega l’antropologa in un articolo scientifico.

Non esiste una statistica ufficiale su quante persone parlino il griko attualmente, alcune fonti dicono 5 mila. Manuela tuttavia è più prudente: “forse la metà”. Il griko è considerata una lingua minoritaria ed è tutelata dallo Stato per legge dal 1999. I fondi per promuovere il griko arrivano, ma i progetti non destano tanto interesse negli stessi paesi della Grecìa Salentina.

All’estero – racconta Manuela – c’è più incentivo. Tanto è vero che attualmente a finanziare la ricerca per la sua prossima pubblicazione è una fondazione degli Stati Uniti. Dopo numerosi tentativi per salvare il griko, Manuela vorrebbe mettere in pratica un ulteriore esperimento linguistico a lungo termine. “La proposta è investire i soldi della legge scegliendo una classe di bambini che, per 5 anni, studierebbero il griko un’ora a settimana nella propria scuola”, spiega.

Il griko è senza dubbio una delle ricchezze immateriali che compongono le caratteristiche del territorio, e in qualche maniera incide sulla vita di chi lì vive. Passare dall’italiano al griko è un segno di fiducia che avvicina le persone. Meglio ancora se questo incontro avviene a tavola, l’abbinamento perfetto per immergersi completamente nello spirito dello slow food salentino.

Slow food

La Comunità Cooperativa di Zollino si adopera per garantire la qualità dei prodotti tipici della zona, specie il pisello nano, la fava, il cece, le lenticchie e l’olio d’oliva. I produttori si sono organizzati nel sistema cooperativo e mantengono piccole piantagioni, che garantiscono una discreta disponibilità di questi prodotti assai ricercati in tutto il Salento e oltre. Non si può andare via da Zollino senza assaggiare la scèblasti, un pane condito con verdure e olive, cotto in forno a legna. Lo stesso vale per il liquore di zafferano, distillato dagli stigmi della pianta coltivata nel proprio paese.

La Cooperativa ha voluto mettere insieme l'eccellenza del cibo e la scoperta del territorio con una proposta di turismo, anch’essa slow. Con visite guidate e cicloescursione, è possibile conoscere il Salento autentico percorrendo le numerose stradine di campagna. In un incrocio di questi percorsi naturali, un monolite in pietra alto quasi tre metri attira l’attenzione. È un Menhir. Il cartello indica “età protostorica”. Non si sa quale sia stata la funzione di questi monumenti, alcuni dicono servissero a indicare l’intersezione di strade principali, però una certezza non c’è. Altri sostengono fossero luoghi sacri dei popoli primitivi, e che tutt’ora indicherebbero siti di particolare attività energetica.

 Menhir della stazione a Zollino

Menhir della stazione a Zollino

Non lontano da lì, gente di tutto il mondo arriva a Zollino per connettersi all’energia dello Yoga. Nella struttura Agricola Samadhi si respira un’aria d’Oriente: a ricevere il visitatore vi è una scultura in legno di Ganesha, una delle più diffuse divinità del pantheon induista. Il tema orientale permea le sale che invitano a praticare lo Yoga in mezzo alla natura, in completa serenità. La cucina è prevalentemente naturale, le pietanze sono preparate a base di verdure e cereali che vengono raccolti a pochi metri. Un invito a meditare anche a tavola!

Le colture naturali sono un marchio del Salento e la Masseria Sant’Angelo, a Corigliano d’Otranto, ben rappresenta l’equilibrio tra cibo sano e rispetto all’ambiente. La masseria ospita anche il Parco della Pietra, un museo all'aria aperta in cui vengono ricostruite una serie di strutture che raccontano l’evoluzione e l’ingegno architettonico dei contadini della regione lungo i secoli. E se c'è una cosa che ai contadini piace è la musica! Qui i canti popolari prendono vita nella pizzica di Giovanni Avvantaggiato, 92 anni, e la sua inseparabile castagnari di accordi leggeri e ben marcati.

Le note della pizzica iniziano a dare spazio al rumore di sottofondo del treno, che ricorda che è tempo di partire. La locomotiva in sé è un ritratto del vivere slow del Salento. 

Attraverso la finestra passano le olive secolari che danno segno di ripresa. Tra riti e tradizioni, energia e ispirazioni, cibo e amicizia, questo viaggio insegna che l'accoglienza è la vera ricchezza di un territorio, e la sua gente il reale patrimonio – che deve essere rispettato e preservato.