L'obiettivo sensibile dell'irriverente Mapplethorpe

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Luogo: Galleria Corsini

Durata della visita: 1h circa

Periodo: dal 15 Marzo al 30 Giugno 2019

Costo biglietto: 12€ intero; 6€ ridotto

Dopo l’esposizione della monumentale opera di Picasso Parade nel salone di Pietro da Cortona e della rassegna Eco e Narciso nuovamente a Palazzo Barberini, è la volta di Mapplethorpe alla Galleria Corsini. Prosegue così il dialogo tra antico e contemporaneo che caratterizza ormai la strategia ideata dalla direzione delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica.

Chi meglio del celebre fotografo americano poteva prestarsi a dialogare con le opere di grandi pittori del passato? Gli scatti di Mapplethorpe erano infatti già stati accostati ad opere di artisti del calibro di Michelangelo e Rodin, ma non erano mai state esposte in un contesto come quello della galleria corsiniana, fra le poche quadrerie settecentesche rimaste inalterate. Per la prima volta quindi, 45 fotografie del newyorkese sono esposte fra quadri, busti e bronzi, intrecciandosi col passato ed innescando un’affascinante incontro solo apparentemente forzato e stridente.

Sebbene sia noto soprattutto per i ritratti delle celebrità (Andy Warhol e Patti Smith fra i tanti), e per aver nobilitato la cultura gay, Mapplethorpe si è dedicato anche molto allo studio delle nature morte, del paesaggio, della statuaria classica e delle composizioni rinascimentali. Non appena si intraprende il percorso museale queste tangenze diventano evidenti; nell’anticamera un raro paesaggio del 1979, Winter Landscape, è esposto sotto ad un paesaggio dal sapore classico dipinto da Gaspard Dughet.

Nella prima Galleria poi, fra i capolavori di Ribera, Rosa e Poussin, prendono posto due fra le fotografie più intense della mostra: Ken and Lydia and Tyler, una versione antropomorfizzata delle Tre Grazie di Canova, e un autoritratto fortemente evocativo. Si tratta di uno scatto realizzato poco prima della sua morte annunciata (Mapplethorpe aveva da tempo contratto il virus dell’HIV); il volto in secondo piano è fuori fuoco, sembra scomparire insieme al corpo vestito di nero e quindi quasi annullato dal fondo scuro, mentre in primo piano si staglia la mano che regge il bastone adornato da un piccolo teschio, memento mori fin troppo evidente.

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Il dialogo fra il fotografo e la storia della collezione prosegue, e si fa quasi irriverente nell’Alcova di Cristina di Svezia. Qui, dove visse per più di trent’anni la regina svedese nella seconda metà del Seicento, troviamo Lisa Lyon, la prima culturista della storia, immortalata molte volte da Mapplethorpe. Senza dubbio un accostamento ardito, eppure le due donne furono entrambe libere, forti e in controtendenza rispetto ai propri tempi. Suggestivo è anche l’inserimento di Apple and Urn fra le nature morte dipinte da Christian Berentz. Le mele catturate dall’obiettivo si fanno quasi pittoriche a confronto dei frutti e dei cibi descritti minuziosamente dal pennello del pittore tedesco.

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Chiude l’esposizione il corpus di fotografie esposto nella Sala Rossa e nel piccolo camerino adiacente, dove trovano posto gli scatti più espliciti e beffardi, che oggi come allora fanno arrossire gli spettatori più pudici.

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Nel trentesimo anniversario della morte di un grande maestro della fotografia del Novecento, la Galleria Corsini realizza – grazie all’aiuto della Robert Mapplethorpe Foundation di New York – questa coraggiosa retrospettiva, di cui il fotografo stesso sarebbe stato probabilmente molto entusiasta.