"Morte di Danton": Messinscena magistrale di un testo geniale

La rappresentazione di una Rivoluzione dove non ci sono stati né vincitori né vinti, ma solo vite spezzate ed animi afflitti.
In scena al Teatro Argentina dal 16 marzo al 28 maggio 2017

Prezzi: intero da € 12 e € 32

Autore: Georg Büchner

Traduzione: Anita Raja

Regia e scene: Mario Martone

Terrore. Una parola che si adopera spesso al giorno d’oggi, e che colleghiamo a tutti quegli attacchi efferati volti a generare panico, sgomento e un sentimento viscerale di vendetta. 11 settembre, Charlie Hebdo e più di recente il Bataclan, migliaia di vittime mietute da al-Qāʿida e Isis, organizzazioni terroristiche che hanno la loro base operativa nei paesi arabi.
Ma per trovare le radici del terrore non occorre guardare troppo distante dall’Italia.
È il 1794 e in Francia vige il regime del Terrore (quello con la “t” maiuscola), che attraverso il Comitato di salute pubblica diffonde un mare di sangue e violenza senza eguali, in nome del benessere e serenità generali. Robespierre e Danton sono tra coloro che ne fanno parte, ma hanno punti di vista diametralmente opposti. Il primo crede che bisogni perseverare nell’uso della violenza, perché solo attraverso la totale sconfitta dell’aristocrazia viziosa si potrà avere un paese virtuoso; il secondo sostiene invece che la carneficina debba avere fine, e che sia giunto il momento di ricostruire il paese dopo la rivoluzione.

Si giunge dunque ad una Rivoluzione nella Rivoluzione, in cui i due si ritroveranno ad essere avversari dopo esser stati compagni. La lama della ghigliottina non risparmierà tuttavia neanche Robespierre, che sarà destinato al boia a pochi giorni di distanza da Danton.

"Morte di Danton" al Teatro Argentina è un’occasione unica di vedere una messinscena magistrale di un testo geniale. Scritto da Büchner all'età di ventuno anni (morirà qualche anno più tardi), l’autore tedesco prende spunto dalla rivoluzione per riflettere sulla morale, sulla religione e sul contrasto tra sentimento e ragione. Ma ciò che colpisce maggiormente è non solo la straordinaria interpretazione degli attori – Paolo Pierobon (Robespierre) e Giuseppe Battison (Danton) si sfidano apertamente sul palcoscenico per dimostrare le loro doti di attori, contornati da bellezze vertiginose e coprotagonisti industriosi – ma anche la maestria di Mario Martone nel rappresentare quest'opera, in cui il pubblico è costantemente coinvolto e la platea diventa prima piazza, poi tribunale e infine patibolo.

morte di d'anton

L'uso magistrale delle luci in cui sono immerse le diverse scene rende la rappresentazione spettacolare. Si combatte in una tempesta di emozioni, tra le increspature cremisi dei diversi sipari usati per dividere gli ambienti, che si fondono nelle onde sanguinolente del mare rosso della Rivoluzione.
Una rivoluzione in cui non ci sono né vincitori né vinti, ma solo vite spezzate ed animi afflitti.

Gradimento: 9/10

Interpretazione: 8.5/10

Regia: 9/10

Scenografia: 9.5/10

Interpreti: Giuseppe Battiston, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Totò Onnis Carmine Paternoster, Irene Petris, Paolo Pierobon, Mario Pirrello Luciana Zazzera, Roberto Zibetti e con Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta, Beatrice Vecchione

Costumi: Ursula Patzak

Luci: Pasquale Mari

Registi collaboratri: Alfonso Santagata e Paola Rota

Produzione: Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale