“Loving Vincent”: l’ultimo dipinto di Van Gogh

Regista: Dorota Kobiela e Hugh Welchman

Anno: 2017

Durata: 94m

Genere: Animazione, Biografico, Giallo, Drammatico

Info: Nelle sale fino al 20 Novembre

Pennellate di luce su di un telo bianco. Questo è il cinema, un fenomeno unico, incredibile, capace di emozionare il pubblico e farlo sobbalzare dalla sedia; come accadde durante la prima proiezione cinematografica realizzata dai fratelli Lumiere, quando l’immagine del treno in arrivo alla stazione di La Ciotat sembrava uscire dallo schermo e travolgere gli spettatori, costringendoli a scappare dalla sala.

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Di tempo ne è passato da quel lontano 1896, oramai siamo abituati a guardare immagini sullo schermo ovunque, sul computer, sul televisore, sul cellulare, e nulla sembra più stupirci, neanche le tre dimensioni. Dove trovare allora un nuovo modo per catturare l’attenzione dello spettatore? Per scuoterlo e incantarlo ancora una volta come in quella piccola sala a Parigi?

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Roma. 16 Ottobre 2017. Cinema Giulio Cesare. Sala 3. Il telo bianco stavolta non si illumina con il solito fascio luminoso proveniente dal proiettore. No. Quel telo diventa il supporto per l’ultimo quadro di Van Gogh. La luce si coagula diventando materia, i colori ad olio prendono forma, il giallo si accende, il blu si scioglie fluendo come l’acqua, il verde trema al soffio del vento che scuote le foglie. Gli occhi del pubblico seguono il vorticoso movimento dei colori, estasiati e ammaliati, rapiti da un sensazionale turbinio di emozioni.

L’effetto creato da Dorota Kobiela e Hugh Welchman con “Loving Vincent” è stupefacente. I dipinti del pittore olandese si animano e prendono vita, consentendo allo spettatore di vedere con gli occhi dell’artista l’ultimo suo periodo di vita.

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È il 1890. In una locanda di Auvers – un paese a 25 km da Parigi – Van Gogh giace esanime sul letto della sua stanza dopo che un colpo di pistola l’ha ferito all’addome. Non sembrano esserci dubbi sulle cause della morte, il pittore aveva già tentato di suicidarsi in passato e per tale motivo era in cura presso il dott. Paul Gauche. Sei mesi più tardi muore anche suo fratello Theo, con cui Vincent scambiava una fitta corrispondenza. Rimane tuttavia un’ultima lettera scritta da Van Gogh e indirizzata al fratello, che non è stata ancora recapitata proprio a causa della scomparsa del secondo. Ma il postino Joseph Roulin ne ignora il decesso, pertanto incarica il giovane figlio Armand di indagare sul motivo per cui la missiva non giunge a destinazione. Ben presto venuto a conoscenza della morte di Theo van Gogh, nella sua ricerca Armand Roulin rimane colpito da alcuni atteggiamenti strani ed evasivi delle persone che incontra, iniziando così a sospettare che dietro la morte di Vincent van Gogh vi sia qualche segreto nascosto. Decide pertanto di cercare di far luce sui misteri che avvolgono il paese di Avuers, ripercorrendo le tappe finali che portarono alla morte del pittore olandese.

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“Mi sento come se mi stessi trasformando in Van Gogh”.

È questa la dichiarazione di Sarah Wimperis, una degli oltre 100 artisti sparsi per il mondo inseriti in questo progetto nato in Polonia, attraverso una semplice campagna on line lanciata sulla piattaforma Kickstarter (successivamente sostenuta da diverse case cinematografiche). 94 dipinti del pittore olandese sono stati utilizzati per ispirare il film e ogni frame è stato dipinto, tant’è che per realizzare una singola scena si è arrivati ad impiegare oltre tre mesi. È per questo motivo che si è reso necessario coinvolgere non solo pittori, ma anche insegnanti, scultori e restauratori. 67.000 è il numero di dipinti utilizzati per completare l’opera: pensate che, se disposti a terra, coprirebbero l’intera superficie di Manhattan.

La tecnica utilizzata per realizzare la pellicola è quella del rotoscope: gli attori hanno prima girato la scena con un telo verde sullo sfondo (così da poterlo modificare in fase di postproduzione), il movimento degli attori è stato poi disegnato e proiettato sulle tele dei pittori, i quali sono passati infine a dipingere ogni scena.

 “Non si può sbagliare, perché altrimenti l’errore sarebbe visibile nel film. Ogni pennellata è fondamentale”, prosegue Sarah Wimperis. Un lavoro quindi estenuante e faticoso, che ha provato fisicamente e mentalmente le persone partecipanti alla produzione, finendo inevitabilmente per creare un invisibile legame tra loro ed il tormentato pittore.
“Mi sento triste per lui, perché era così ossessionato dall’idea di diventare un’artista che non si è goduto la vita.
Se solo lui potesse sapere quanti artisti hanno sudato sangue per realizzare questo tributo nei suoi confronti…tutto ciò è incredibile e meraviglioso”.

Indubbiamente un lavoro unico, indescrivibile, irripetibile, che solo la passione verso Van Gogh ha reso possibile. Un omaggio alla vita di un uomo che ha dato tutto se stesso per diventare un artista, ma che non ha incontrato il successo tanto agognato durante la sua esistenza. La sua stella, tuttavia, splende ancora nel firmamento del cielo stellato ora animato, amata da milioni di sguardi.   

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“Più ci penso, più mi rendo conto che non c'è nulla di più artistico che amare gli altri.”
Loving,
Vincent.
Gradimento Autore: 9/10 (Interpretazione: 8/10; Regia: 9/10; Scenografia: 9.5/10)

Gradimento Amletico*: 8/10

Attori principali: Robert Gulaczkyk (Vincent van Gogh); Douglas Booth (Armand Roulin); Eleanor Tomlinson (Adeline Ravoux); Jerome Flynn (dott. Paul Gachet)

Musiche: Clint Mansell

Paese: Regno Unito, Polonia

Produzione: BreakThru Productions, Trademark Films

*Media tra gradimento del pubblico, critica e autore

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