La Ruota delle Meraviglie: Woody Allen prosegue con il melodramma a tinte forti.

Regista: Woody Allen

Anno: 2017

Durata: 101m

Genere: Drammatico, Thriller

Info: Nelle sale dal 14 dicembre

Che tu legga una tragedia greca, Stendhal, Tolstoj o Dickens, i rapporti d’amore sono sempre presenti, perché per molti sono fonte di angoscia e conflitti… in particolare sono sempre stato incuriosito dai problemi delle donne”. Questa citazione di Woody Allen può essere presa come una vera e propria dichiarazione poetica valida per la sua intera filmografia; da “Hannah e le sue sorelle” e  “La rosa purpurea del Cairo” a “Match Point” e “Vicky Cristina Barcellona”, il dramma amoroso e l’attenzione per la sensibilità femminile sono sempre stati una materia privilegiata, anche se combinata alla comicità e alla narrazione in maniera sempre differente. Anche “Wonder Wheel - La Ruota delle Meraviglie”, in arrivo in sala il 14 dicembre, costruisce il proprio intreccio melò attorno al personaggio problematico di Ginny, interpretato da Kate Winslet.

Ginny è una cameriera che vive con il figlio e il marito Humpty (Jim Belushi) in un appartamentino confinato all’interno dello storico Luna Park della Coney Island anni ‘50. L’abitazione, dotata di vetrate che si affacciano sulle attrazioni del parco, si mostra come uno splendido set spesso illuminato da luci calde e teatrali. Nonostante l’indiscutibile fascino del luogo, la donna è spossata e nauseata da quel bagliore surreale che sembra ricordarle costantemente le aspirazioni disattese dal declino della sua passata carriera attoriale. Simultanea allo sfumare dei suoi sogni giovanili è anche la perdita del primo marito e vero amore, causata da un avventato tradimento. Da quel momento il rimpianto e il senso di colpa saranno i suoi compagni più intimi, molto più legati a lei dell’attuale marito, utile solamente a condividere il peso delle reciproche solitudini.

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Jim Belushi che calza perfettamente i panni del manovale rozzo ma dal cuore docile, vaga sulla scena spettinato e in canottiera, cercando goffamente di coinvolgere la moglie in attività come il bowling o la pesca. La sua buona volontà non fa altro che rendere Ginny sempre più indolente a questa routine, che si riflette drammaticamente non solo sulla sua mente annoiata ma anche sul suo aspetto consunto, dimentico della bellezza ambiziosa di un tempo. La placida stabilità precipita con l’arrivo di due personaggi: Carolina (Juno Temple), la figlia disconosciuta di Humpty; e Mickey (Justin Timberlake), un bagnino rubacuori stile vecchia Hollywood, che studia per diventare drammaturgo alla New York University. I due coniugi accolgono, l’uno, l’affetto della figlia ritrovata e, l’altra, il romanticismo intellettuale del giovane amante come una ventata di aria fresca, investendo nei rapporti neonati tutto l’amore che si erano negati vicendevolmente.

L’attenzione di Woody Allen si concentra sulle sfumature psicologiche dei protagonisti, trascurando la complessità dell’intreccio che si stabilizza sul classico sviluppo romanzesco privato dei colpi di scena. Se in "Blue Jasmine" la linearità della trama era scardinata dai numerosi flashback, in questo film il regista affida il compito di agitare le acque alla bella Caroline, braccata dagli scagnozzi dell’ex marito gangster. Questo elemento, oltre ad arricchire la vicenda, attira sulla ragazza le attenzioni di Mickey che, da buon letterato, si sente profondamente eccitato dalla congiunzione tra quella bellezza pulita e quel retroterra criminale.

La fascinazione per il mondo della finzione è fortemente presente sia in Mickey che in Ginny, e determina anche il motivo stilistico del film. La volontà dei personaggi di vivere un’avventura degna di un romanzo o di una pièce trova una eco nelle luci irreali che teatralmente investono i visi per sottolineare passioni e stati d’animo. Il film viene plasmato dunque dalle proiezioni drammatiche dei suoi protagonisti, non tanto elaborate per essere coinvolgenti ma abbastanza per divertire lo spettatore. Kate Winslet è di certo la diva all’interno di questo sistema: la sua prestazione, dopo lo sconforto dei momenti iniziali, cade preda di un’irruenza che passa dalla gelosia, alla nevrosi, alla disperazione. Come anche Cate Blanchett nel sopracitato "Blue Jasmine", l’attrice britannica viene incitata da Allen a liberare il dramma dal sussurro per restituirlo al dominio dell’impetuosità e della sovrabbondanza.

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Le convulsioni dei poveri amanti sono amplificate e commentate da due movimenti diegetici: quello della ruota delle meraviglie e quello degli incendi appiccati dal figlio piromane di Ginny. Il fuoco e la giostra del parco sono due presenze costanti che mimano con efficacia l’andamento del film e la personalità della donna: da una parte la staticità della routine e la ricorrenza degli errori commessi, dall’altra l’avvento del dinamismo che si consuma nel momento in cui nasce. Woody Allen, con "Wonder Wheel", prosegue la tendenza della sua ultima produzione, accendendo i toni tragici fino quasi al fastidio. Questa volta il background color pastello e il buon utilizzo della fotografia (curata da Vittorio Storaro) sono riusciti ad esaltare i pregi dell’opera, velando i difetti (per quanto possibile) dietro le luci sfavillanti di Coney Island.

Gradimento Autore: 6.6/10 (Interpretazione: 6/10; Regia: 6/10; Scenografia: 8/10)

Gradimento Amletico*: 5,2/10

Attori principali: Kate Winsler (Ginny); Jim Belushi (Humpty); Justin Timberlake (Mickey); Juno Temple (Carolina)

Paese: USA

Produzione: Amazon Studios

*Media tra gradimento del pubblico, critica e autore

Altre Recensioni:

Imdb: 6/10

Rotten Tomatoes: 32/100