L'Amletico

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Kyle Harper - Il destino di Roma: clima, epidemie e la fine di un impero

Casa editrice: Einaudi

Traduttrice: Luigi Giacone

Edizione: 2019

Pagine: 520

Sarà una coincidenza, ma il recente arrivo di questo libro nelle librerie si connette con sorprendente puntualità alle ansie profonde che il coronavirus sta diffondendo a piene mani in ogni angolo del mondo.

Di che si tratta? E’ un’analisi in profondità dell’incidenza che le grandi crisi sanitarie e climatiche hanno avuto sul crollo dell’impero romano e, più in generale, del mondo antico. Uno studio serio, di un addetto ai lavori, che parte da fatti e dati per approdare, però, ad un vero e proprio racconto che coinvolge il lettore introducendolo con accattivante sapienza letteraria nei drammatici avvenimenti di un’epoca lontana, ponendolo quasi in prima fila di fronte allo spettacolo di quella che è stata una delle più drammatiche crisi subite dal genere umano.

Si è in presenza di un racconto avvincente, e non soltanto per l’efficace cifra narrativa adottata dall’A. Il libro cattura il lettore anche, soprattutto, perché spiega la fine dell’impero romano non come, in modo forse troppo schematico, lo abbiamo studiato a scuola (invasioni barbariche, frammentazione del potere imperiale, avvento del cristianesimo), ma suggerendo qualcos’altro quale fondamentale causa causans del disfacimento di una struttura millenaria che riuniva in sé quasi tutto il mondo allora conosciuto e che sembrava immortale.

Nel libro si parla infatti di epidemie, di clima, in generale di natura, di senectus mundi, suggerendo una diversa chiave di lettura della Storia che marginalizza il genere umano in una posizione di elemento passivo, non più di soggetto, di una vicenda che prescinde dal suo operare.

L’A. chiude la sua lunga trattazione con una considerazione che ci rimanda senza mezzi termini all’attualità. “Esiste forse un trilione di specie microbiche e in media l’uomo compie faticosamente il proprio cammino trascinando con sé circa 40 trilioni di cellule batteriche esistenti più o meno da tre miliardi e mezzo di anni. E’ un mondo di microbi in cui siamo semplicemente immersi, un mondo semplicemente indifferente a noi.” Un’informazione che è anche un avvertimento e, c’è da temere, una profezia.

Di questo immensa vicenda, sostiene l’A., noi siamo però in qualche modo anche attori in “un mondo precocemente globalizzato, dove la vendetta della natura comincia a farsi sentire, nonostante la nostra persistente illusione di esercitare un controllo.”

La conclusione a cui giunge l’A. induce a riflettere. “Il primato dell’ambiente naturale nel destino di questa civiltà” egli dice “ci avvicina ai Romani, accalcati nei teatri ad applaudire gli antiche spettacoli, senza nulla sospettare del prossimo capitolo della storia.”

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Goodreads: 4.2/5