Il patrimonio prezioso della piccola editoria: alla scoperta del gruppo Lozzi

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Una lunga fila si scorge da lontano, il monumentale palazzo vitreo è gremito. La nuvola fluttua al suo interno, sospesa, al centro della griglia. Le persone si muovono su e giù, districandosi fra i numerosi stand.

Questo il caotico scenario alla sedicesima edizione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria.

Dal 6 al 10 dicembre oltre 400 editori hanno esposto i loro lavori, con la possibilità per i visitatori di incontrare gli autori e di assistere a reading e dibattiti. Nata nel 2002, questa manifestazione ha lo scopo di portare al grande pubblico le piccole case editrici, spesso oscurate dai grandi nomi, offrendo loro un’importante vetrina.

Abbiamo avuto quindi l’opportunità di entrare in contatto con realtà piccole, case editrici spesso di nicchia, e di conoscere non solo le loro pubblicazioni, ma anche gli autori e gli editori, intervistandoli.

Incuriosito dai loro libri e dallo stretto legame che hanno con Roma, ho deciso di conoscere la storia del gruppo editore Lozzi facendo quattro chiacchere con Franco, direttore della Lozzi Publishing (una delle sette case editrici che compongono il gruppo). Ci accomodiamo e per prima cosa gli domando quando e come sono nati.

Mi racconta di come tutto sia cominciato negli anni Trenta, quando suo padre, Romolo Lozzi, rilevò una tipografia nel centro di Roma. Fin dall’inizio decise di occuparsi di pubblicazioni di carattere storico-artistico, realizzando guide sulla città. Fra queste spiccava “La Città Eterna”, tradotta in cinque lingue già nel 1935. Nel 1949 pubblicò invece “Lo stradario di Roma”, guida della città contenente mappe geografiche, utile ai turisti per pianificare i propri spostamenti.

Fin dalle origini era chiara la vocazione della casa editrice, la propria essenza, quella di essere un punto di riferimento per la conoscenza del territorio di Roma in primis ed in seguito del Lazio e di altre regioni. Ancora oggi il gruppo Lozzi ha mantenuto questo aspetto e, sebbene pubblichi anche libri di narrativa, la sua occupazione primaria resta quella di editore di guide.

A questo punto mi viene spontaneo chiedere a Franco se in un momento storico come questo, in cui il navigatore satellitare ha surclassato le mappe geografiche cartacee e in cui i blog di viaggio saturano la rete, ha senso continuare in questa direzione. Mi dice che la vendita di mappe è decisamente in calo, e che probabilmente è un settore destinato quasi a scomparire; le guide invece, nonostante l’agguerrita concorrenza di internet, difficilmente affronteranno una crisi secondo lui.

La guida è in effetti estremamente radicata nella nostra cultura, e si perde nella genesi del viaggio; già Pausania nel suo Viaggio in Grecia descriveva i luoghi e i monumenti da visitare.

Nel medioevo poi moltissime erano le guide che indicavano ai pellegrini le vie da percorrere e i posti dove alloggiare; fino ad arrivare al Settecento, il secolo del Grand Tour, in cui i numerosi borghesi che compivano il loro viaggio di educazione per l’Europa necessitavano di guide turistiche.

 Galleria di vedute della Roma moderna, Giovanni Paolo Pannini, 1759.  

Galleria di vedute della Roma moderna, Giovanni Paolo Pannini, 1759.  

A partire dagli anni Sessanta, con l'avvento del turismo di massa, questo settore ha visto un notevole incremento, e ancora oggi sembra non subire la crisi della concorrenza multimediale.  

La Lozzi Publishing, fondata proprio da Franco, racconta dunque il territorio sotto molteplici aspetti, da quello più strettamente storico e artistico a quello ambientale, senza dimenticare la gastronomia.

Nel 2011 hanno dato origine alla collana narrativa “REMO- l’altro modo di raccontare Roma”; qui, grandi autori del passato e scrittori contemporanei, raccontano l’Urbe con tagli sempre diversi. Testi classici legati alla Città Eterna, come le Novelle Romane di Pirandello o le Lettere da Roma di Sigmund Freud, si alternano a racconti inediti, ed entrambi suggeriscono un percorso letterario nella città, accompagnati sempre da alcune mappe, filo rosso della collana e segno della tradizione cartografica Lozzi.

Uno dei lavori più interessanti e di maggior successo di questa editrice è Viaggio a Roma con Nanni Moretti, un diario di viaggio sui luoghi dei suoi film ambientati a Roma. Ripercorrendo la sua filmografia si rievocano alcune scene celebri, da “Io sono un autarchico” a “Bianca”, da “Caro diario” ad “Habemus papam”, menzionando i personaggi e le battute proverbiali, tanto celebri da essersi insediate nella memoria collettiva. Sulle tracce di Moretti e della sua vespa, il lettore scopre una Roma fatta di case, attici, di panchine, di deliziosi dolci e di musica; quella della Garbatella coi suoi lotti popolari, di Monteverde con le belle case, o ancora quella della tranquillità dell’Aventino e di Prati. Il forte legame con la città lega il gruppo Lozzi all’opera di Nanni Moretti.

 Nanni Moretti si aggira con la sua vespa per i lotti popolari della Garbatella, nel celebre film "Caro diario". 

Nanni Moretti si aggira con la sua vespa per i lotti popolari della Garbatella, nel celebre film "Caro diario". 

 

Alcuni visitatori interrompono l'intervista, così comincio a guardarmi intorno nel loro stand e noto dei libri a me familiari; hanno perlopiù la copertina verde, con immagini di montagne o di natura: si tratta di guide d’escursionismo. Il mio occhio cade su un libro dal titolo “A piedi nel Lazio”, e a quel punto realizzo di averli visti nella libreria di casa!

Incuriosito chiedo a Franco di cosa si tratti, se siano o meno loro pubblicazioni. Mi racconta che questa collana di libri e cartine d’escursionismo è edita dalla casa Iter (in nomen omen), facente sempre parte del Gruppo Lozzi, e fu uno dei loro più grandi successi. Era l’inizio degli anni Ottanta, e la crescente attenzione per l’ambiente aveva reso i cittadini più consapevoli e desiderosi di approcciarsi alla natura e quindi alle escursioni. In quel momento le uniche guide escursionistiche erano realizzate dal CAI, il Club Alpino Italiano, e si trattava di volumi seriosi, professionali e costosi, destinati ad un pubblico ristretto di appassionati della montagna. La loro intuizione fu quindi quella di rendere le guide adatte a tutti, creando percorsi validi per tutte le età e le preparazioni atletiche, con un formato tascabile ed un prezzo economico. Queste edizioni furono vendute nelle edicole ed ebbero un successo straordinario, e ancora oggi sono un vero e proprio must per gli appassionati dell’escursionismo. Guardate nelle vostre librerie, perché potreste trovarne qualcuna!

La sede della casa Iter si trova a Subiaco, e qui si apre una parentesi molto interessante: la cittadina di Subiaco ha un rapporto speciale sia con la stampa che con la famiglia Lozzi. Qui, nel 1465, fu stampato il primo libro in Italia, e qui i Lozzi sono radicati da generazioni, come le grandi querce del casale che possiedono sulle alture di Subiaco, alle pendici del Monte Livata. Romolo Lozzi, iniziatore di questa avventura, era inoltre convinto che il primo libro della storia fosse stato stampato proprio a Subiaco e che non fosse la Bibbia di Gutenberg. A tal proposito realizzò una serie di studi confluiti nel libro “La culla della stampa italiana”, edito nel 1965.

 Il monastero di Santa Scolastica a Subiaco, dove  è stato stampato il primo libro in Italia.

Il monastero di Santa Scolastica a Subiaco, dove  è stato stampato il primo libro in Italia.

Romolo Lozzi mi appare quasi come una figura leggendaria; così come Romolo fondò Roma, lui fondò la casa editrice, e nel 2009 il comune di Roma gli ha dedicato una strada.

Il loro legame col territorio romano è antico, indissolubile; da oltre ottanta anni il Gruppo Lozzi è come una bussola nel panorama della piccola editoria, ed orienta turisti e italiani alla scoperta delle bellezze di Roma e dell’Italia.

La piccola editoria è un patrimonio preziosissimo, da preservare e tutelare, ed eventi come questa fiera possono essere utili per rilanciarla. Speriamo solo che il folto pubblico che ha affollato la nuvola e la grande attenzione mediatica rivolta non evaporino, lasciando intatta solo la monumentale opera di Fuksas.