"Il Mercante Di Venezia" al Globe Theatre: una drammatica commedia

In scena al: Silvano Toti Globe Theatre dal 24 Agosto al 10 Settembre (ore 21.00, Lunedì riposo)

Prezzi: da € 11,50 a € 34,50

Regia: Loredana Scaramella

Traduzione: Loredana Scaramella

"Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione. E qual è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha occhi? [...] Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo? Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo."
(Monologo di Shylock)
 

Il Silvano Toti Globe Theatre di Roma, suggestivo teatro elisabettiano situato nel cuore di Villa Borghese, ogni estate ci regala ormai da anni gli spettacoli shakesperiani sotto un tetto di stelle e la luce delle luna, interpretati in maniera magistrale dagli attori.

Sotto la direzione artistica del Maestro Gigi Proetti, "Il Mercante di Venezia", con la regia di Loredana Scaramella (che ne cura anche la traduzione), è senza dubbio uno dei più grandi successi di pubblico nella storia del Globe.

L'opera, composta negli ultimi anni del Cinquecento (probabilmente tra il 1596 e il 1598), è quasi del tutto fedele alla versione originale, eccezion fatta per l’ambientazione, che viene trasposta negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, che furono anni euforici e contraddittori, pieni di cambiamenti di costume, di novità e luminosi progressi, mescolati ai germi silenziosi di un buio futuro.
La Londra del Cinquecento, nascosta dietro l’apparenza della città lagunare descritta da Shakespeare, si sposta così in una Belle Epoque di fantasia, dal sapore proustiano.

Questa, come tutte le opere dei grandi geni, attraversa i secoli caricandosi di volta in volta di nuovi significati e di nuova forza, perché nutrita e arricchita in relazione alla storia che nel frattempo è trascorsa. Un testo che ha la capacità di non restare ancorato all'epoca in cui è stata creato, ma di essere incredibilmente attuale e di plasmarsi di volta in volta al periodo in cui viene presentato, dandoci numerosi spunti per riflettere su di noi e sullo stato attuale delle cose.

Tutte le grandi opere sono, oltre a testimonianze dell’epoca nella quale sono state realizzate, anche mezzi efficaci che possono essere utilizzati per comprendere il presente nonché tutto ciò che è successo dopo la loro realizzazione fino al giorno d'oggi.
Shakespeare rientra pienamente in questa grandezza e non solo le tragedie, ma anche le commedie, dimostrano di possedere un carico di significato sorprendente.

La memoria dell’esperienza terribile dell’Olocausto porta istintivamente a considerare Il Mercante di Venezia come spunto per una riflessione sulla discriminazione antisemita, subita a più riprese dal popolo ebraico, di cui Shylock diventa l’incarnazione ideale. È questo ad aver accentuato negli ultimi decenni il colore drammatico delle messe in scena di un testo che ha invece un carattere di commedia.
Loredana Scaramella non rinuncia a far ridere il pubblico, dedicando a ciò buona parte della messa in scena: basti pensare alle grandi prove di Federico Tolardo nei panni di Lancillotto, ad Antonio Tintis nei panni di Graziano, a Sara Putignano in quelli di una Porzia camaleontica (a seconda del pretendente!) e sarcastica e al divertentissimo Paolo Giangrasso nei panni del pretendente Morocco.
Da sottolineare inoltre che lo spettacolo (e persino l'intervallo) viene valorizzato dall’esecuzione delle splendide musiche dal vivo del "Trio William Kemp": Adriano Dragotta (Violino), Lorenzo Perracino (Sassofoni), Franco Tinto (Chitarra) .

Scontro etico, sociale e culturale. Conflitto fra amicizia e amore. Potere del denaro. Lealtà e giustizia. Questi i temi portanti del Mercante di Venezia.

Tutti – giovani innamorati e nobili gaudenti, mercanti cristiani e usurai ebrei, belle ereditiere e servi deformi – si preoccupano della propria sopravvivenza e della propria felicità, difendendo con feroce determinazione il proprio ideale di vita come l’unico possibile, calpestando la tolleranza e confidando ciecamente nel potere del denaro.

Spesso si è ridotto “Il Mercante di Venezia” alla tematica dell'antisemitismo, creando e alimentando anche alcuni luoghi comuni, ma il il "Bardo Dell'Avon" aveva utilizzato quest'opera anche come strumento per far emergere le diversità umane e culturali e trattare temi come la giustizia, la clemenza e i limiti umani.

Lo spettacolo teatrale si apre con il Mercante del titolo, Antonio (Fausto Cabra), che viene trasportato a peso morto da un gruppo numeroso di uomini il cui volto è coperto dalle maschere (e verrà svelato, uno dopo l'altro, solo nel corso della messa in scena) e non è un caso che lui sia l’unico a non indossare la maschera: ciò sta a simboleggiare quello che Antonio rappresenta all’interno della storia, ovvero, tra i tanti, la vittima sacrificale.

La scena iniziale dell'opera

Antonio per aiutare il suo amico Bassanio (Mauro Santopietro) a conquistare la donna che ama, Porzia (Sara Putignano), è disposto a chiedere il prestito (non può prestargli il suo denaro, poiché lo ha interamente investito nei traffici marittimi) di 3000 ducati all’usuraio ebreo Shylock (un intensissimo e profondo Carlo Ragone) impegnando come penale una libbra della sua carne, richiesta che appare alquanto bizzarra, propinata come segno d’amicizia da parte di Shylock, puntando proprio sull’assurdità dell’ammenda.

Il patto stipulato con una stretta di mano tra Antonio e Shylock

Fin da subito emergono i due pilastri su cui è fondata la commedia: il denaro e l'amore, che rappresentano dunque i due motori principali che muovono le relazioni (a partire da quella che lega Antonio e Bassanio, c'è infatti un’ambiguità di fondo tra i due amici) e le dinamiche tra personaggi.
Eros e denaro spesso si fondono, e a seconda della scena vengono trattati con grande leggerezza o con toni gravi e drammatici.

I 3000 ducati vengono successivamenti spesi da Bassanio per conquistare Porzia, la ricca ereditiera di Belmonte (costretta dal padre a una castità alquanto indesiderata!), che andrà in sposa a chi uscirà trionfante dalla "lotteria degli scrigni" (divertentissime le scene in cui i suoi vari e folkloristici pretendenti cercano di ottenerla in premio).

 Morocco, il Principe del Marocco, pretendente della bella Porzia

Morocco, il Principe del Marocco, pretendente della bella Porzia

Venezia, il luogo del lavoro, e Belmonte, l’isola culla dell’amore, sono unite da un collante universale: il denaro.

 Il Principe di Aragona, pretendente, con Porzia

Il Principe di Aragona, pretendente, con Porzia

Porzia a sua volta si travestirà da avvocato e presterà anche il suo denaro a Bassanio per liberare Antonio, ormai fallito per il naufragio delle sue navi, dal rischio di veder compiuta la minaccia prevista dal contratto: il taglio di una libbra di carne. Circa quattrocento grammi, poco più di quanto pesa un cuore, messi in gioco in un patto in cui carne, denaro e amore si confondono e svelano freudianamente la loro simbolica identità, fonte di conflitti, ambiguità, desideri e paure.

È molto interessante come denaro, amore e lavoro si fondono, e come ognuno di questi è imprescindibile dagli altri.
Shylock presta i suoi soldi ad Antonio, suo più grande avversario sia per religione (Antonio è cristiano, Shylock ebreo) che per etica professionale (Antonio è per tutti un buono, spesso aiuta le personeprestando denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d'interesse nella città, Shylock invece è un usuraio che applica tassi altissimi), perché spera che non riesca a saldare il debito così da eliminarlo e comprare una cosa che vale per lui più di ogni altra: la sua dignità.
Dignità che gli è stata offesa prima da Antonio e poi da Lorenzo, rapitore di sua figlia Jessica, e persino da Jessica stessa che lo abbandona e gli sottrae d una grandissima somma di denaro, gioielli e oggetti preziosi,  rinnegando inoltre la sua religione.

L’ebreo Shylock può sembrare soltanto un malvagio, colui che concepisce la perversa idea di prestare denaro a un cristiano prendendo come pegno una libbra di carne e che esige ciò che gli è dovuto con implacabile e disumana durezza; ma l’attitudine crudele di Shylock è giustificata dai torti subiti, che hanno indurito il suo cuore.

Shylock

Antonio usa i profitti dei suoi commerci per soddisfare i desideri dell’amico Bassanio. Amico, ma certo anche amatissimo, unico interlocutore capace di illuminare la malinconia della solitudine del Mercante con una luce che sarebbe ipocrita non chiamare amore.
Questo sentimento socialmente inconfessabile spinge Antonio ad accettare il patto con Shylock, per il quale prova un odio profondo, motivato dalla condanna dell’usura praticata dall’ebreo. Dietro l’apparente leggerezza con cui accetta il contratto, Antonio rischia il suo denaro e la sua carne per Bassanio, come a gridare in pubblico il suo amore senza parole, in una pulsione libidica e mortale.
Bassanio da parte sua insegue il sogno di un amore a canone inverso: vuole essere amato, e il denaro gli serve ad essere più appetibile come oggetto d’amore. E Porzia, per quanto colta e intraprendente, mette nelle mani di Bassanio se stessa, la sua casa e tutti i suoi beni per conquistare un diritto inalienabile all’amore di lui. I protagonisti s’incontrano in un processo in cui tutti i destini sono sospesi sotto un’immagine minacciosa: la libbra di carne.

A dispetto della legge Shylock non ottiene giustizia e i suoi soldi vanno a ingrassare le casse dello Stato, Antonio non ha il suo martirio, Bassanio si avvia verso un matrimonio turbolento. La stessa Porzia, con la sua eccellente prestazione en travesti come Bellario, per sé guadagna solo la coscienza del tradimento. La favola di Belmonte non può sopravvivere senza la certezza della fiducia, e al ritorno dal processo l’isola dell’amore si trasforma in un interno borghese, in cui gli equilibri delle relazioni fra tutti i reduci dall’avventura veneziana, si definiscono comicamente.

La regia è impeccabile, molto belle anche le luci e l'allestimento che ricreano l’ambientazione della Venezia del 1900.
Meritano un elogio i meravigliosi costumi di scena, molto ben curati e perfettamente riprodotti.

Gradimento Autore: 8.5/10 (Regia: 8.5/10; Interpretazione: 9/10; Scenografia: 8/10)

Interpreti (in ordine alfabetico): Solanio (Michele Baronio); Antonio (Fausto Cabra); Gessica (Mimosa Campironi); Aragona, Lorenzo (Diego Facciotti); Marocco (Paolo Giangrasso); Tubal, Doge, Gobbo (Roberto Mantovani); Salerio (Ivan Olivieri); Nerissa (Loredana Piedimonte); Porzia (Sara Putignano); Shylock (Carlo Ragone); Bassanio (Mauro Santopietro); Stefano (Antonio Sapio); Graziano (Antonio Tintis); Lancillotto (Federico Tolardo)

Musiche eseguite dal vivo dal: "Trio William Kemp": Adriano Dragotta (Violino), Lorenzo Perracino (Sassofoni), Franco Tinto (Chitarra)

Aiuto Regia: Ivan Olivieri e Francesca Cioci

Costumi: Susanna Proietti

Movimento di scena: Alberto Bellandi

Musiche a cura di: Stefano Fresi

Disegno luci: Umile Vaineri

Progetto fonico: Franco Patimo

Consulenza Tango: Roberto Ricciuti

Produzione: Politeama Srl