"Gli Sdraiati": Il rapporto tra due generazioni confuse che non comunicano più

Regista: Francesca Archibugi

Anno: 2017

Durata: 103m

Genere: Drammatico

Tradurre in immagini il romanzo “Gli sdraiati” di Michele Serra era un’impresa ardua. Prima di tutto per l’impostazione del romanzo: una lettera aperta di un padre a suo figlio, una sorta di monologo autobiografico destinato a una lettura intima e profondamente personale. Ma anche perché il romanzo di Serra non si basa su accadimenti narrativi, ma più su riflessioni astratte e pensieri sparsi. Infine, a causa della fama raggiunta dal romanzo nei 4 anni trascorsi dalla sua uscita nel novembre del 2013, il film di Francesca Archibugi aveva creato intorno a sé aspettative di un certo livello.

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Giorgio Selva (Claudio Bisio) è un giornalista famoso e di successo, che conduce un programma in prima serata sulla Rai ed è apprezzato da colleghi e pubblico. Nella sua vita privata tuttavia non è tutto perfetto: Giorgio deve occuparsi di suo figlio Tito (Gaddo Bacchini), un diciassettenne pigro che passa le giornate con gli amici ed è sempre in conflitto col padre. Livia (Sandra Ceccarelli) – la madre di Tito – e Giorgio sono separati e si dividono equamente l’affidamento del figlio, anche se non si parlano da anni. Padre e figlio non riescono a capirsi, a comunicare, sono divisi da un muro apparentemente invalicabile, fino all’arrivo di Alice (Ilaria Brusadelli), la nuova compagna di classe di cui Tito si innamora e che scatena una serie di cambiamenti che condizioneranno il rapporto di Tito sia con il padre che con gli amici.

Un film del genere è molto importante in un paese come il nostro e in un periodo storico come quello che stiamo vivendo: il divario generazionale diventa sempre più ampio e i figli di una volta non riescono ad interpretare oggi il ruolo di genitori in modo convincente. D’altra parte i giovani sono disillusi, fanno fatica a trovare una via da seguire, non ricevono i giusti consigli o la giusta educazione. Il discorso è da inserire in un contesto più ampio, che è quello della perdita di fiducia nelle istituzioni e nell’autorità, compresa quella genitoriale. Ed è un discorso che può essere affrontato in due modi: con la leggerezza della commedia o con la profondità dell’analisi sociale.

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Ne “Gli sdraiati” la Archibugi tenta di intraprendere le due strade contemporaneamente, senza seguire nessuna delle due fino in fondo. Il risultato è un film a volte confusionario, soprattutto quando si concentra sugli adolescenti, a volte profondo e sincero, in particolare in alcune sequenze che riguardano il rapporto tra Giorgio e Tito. Tuttavia permangono i dubbi sul modo in cui vengono rappresentati i giovanissimi. Più che un’analisi oggettiva, sembra la messa in scena dell’idea che i genitori hanno dei propri figli, un’idea del tutto infondata nella maggior parte dei casi. La pellicola si lascia andare troppo facilmente agli stereotipi e ai luoghi comuni, non riuscendo a vestire i personaggi più giovani di un abito convincente. La scelta di concentrarsi sul rapporto tra i due protagonisti, lasciando fuori l’approfondimento psicologico degli altri personaggi minori, fa sì che quest'ultimi sembrino troppo macchiettistici.

Nel ritratto degli adulti la Archibugi e il suo sceneggiatore Francesco Piccolo sono decisamente più bravi. Non a caso il personaggio riuscito meglio è proprio Giorgio, interpretato da un Claudio Bisio molto ispirato e sorprendentemente a suo agio in un ruolo drammatico. Tito però non convince, così come i suoi amici, che risultano fastidiosamente pigri ed eccessivamente irrispettosi di qualsiasi tipo di regola. In generale gli attori sono bravi: dal nonno Pinin (Cochi Ponzoni) all’ex amante di Giorgio, Rosalba (Antonia Truppo), dalla barista della Rai Annalisa (Barbara Ronchi) ad Alice, tutti sono convincenti, il problema spesso è il modo in cui i loro personaggi sono scritti.

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Gli sdraiati” è un film problematico sotto vari aspetti, ma che presenta alcuni buoni spunti di riflessione, anche se non sufficientemente approfonditi. Tra questi: mamme troppo apprensive, la parità dei sessi, la noia borghese, la prostituzione e le difficoltà del divorzio. Una serie di argomenti interessanti ed anche all’avanguardia in un paese fermo come l’Italia, ma che forniscono allo spettatore un incentivo salvo poi abbandonarlo per esigenze narrative. Le scene che riguardano il rapporto fra Giorgio e Tito, soprattutto nella seconda parte della pellicola, regalano a volte dei momenti emotivamente rilevanti e ben costruiti. Ma non si può sorvolare sulla sufficienza con cui sono trattati i personaggi dei più giovani. Un tentativo encomiabile con un risultato che convince a metà.

Gradimento Autore: 5.2/10 (Interpretazione: 5/10; Regia: 4.5/10; Scenografia: 6/10)

Gradimento Amletico*: 5.7/10

Attori principali: Claudio Bisio (Giorgio Selva); Gaddo Bacchini (Tito Selva); Cochi Ponzoni (Pinin Innocenti); Antonia Truppo (Rosalba Bendidio)

Paese: Italia

Produzione: Lucky Red, Indiana Production Company

*Media tra gradimento del pubblico, critica e autore