Elisa Marinoni racconta tutte le verità dietro il suo ultimo spettacolo sull'arte di mentire

 
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Elisa Benedetta Marinoni è attrice e produttrice italiana. Katie Bonna è autrice, poetessa e scrittrice inglese. Il loro percorso si intreccia quando la prima decide di portare in scena lo spettacolo scritto dalla seconda: A.T.TI.L.A. Tutte le bugie che ho raccontato. La pièce parla di bugie, analizza le fake news e il modo in cui la politica rende manifesta una buona dose di manipolazione, portando il pubblico, e l’attrice, a chiedersi quanto la disonestà possa condizionare la vita di un individuo e delle persone che ama.

Diplomata alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, la Marinoni fonda nel 2011 la Bottega Rosenguild, producendo spettacoli di autori inglesi inediti in Italia. Quello portato in scena insieme al regista Alessandro Tedeschi ha riscosso ampio successo ed è stato finalista agli OFFIES 2018 (premi del teatro indipendente inglese).

Attrice, produttrice e collaboratrice di diversi programmi radiofonici. Quale motivo l’ha portata a fondare la Bottega Rosenguild? Com’è nata?

Un giorno mi sono stancata di stare ad aspettare i provini, ho pensato che fosse arrivato il momento di fare qualcosa di testa mia. Era il 2010 e la prima cosa che ho fatto è stato partecipare al premio Nuove Sensibilità. Ho vinto, mi è sembrato un buon segno, quindi ho continuato, e ho deciso che avrei prodotto testi di drammaturgia contemporanea. È nato tutto da lì.

 
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Con la sua Bottega si occupa, tra l’altro, di portare la migliore drammaturgia contemporanea inglese in Italia. Quali motivi l’hanno portata a scegliere di mettere in scena questo spettacolo?

Mia sorella ha vissuto a Londra per 15 anni, quindi ho frequentato i teatri inglesi per parecchio tempo. Mi piace moltissimo lo stile britannico. Trovo che alla drammaturgia in Inghilterra venga dato un peso diverso rispetto che in Italia: sono molto attenti e investono parecchio sui giovani drammaturghi, quindi i testi sono più accessibili e ci sono molte più produzioni. Era da tempo che cercavo un monologo. Quando ho scoperto A.T.T.I.L.A. mi hanno colpito due cose: il fatto che Katie Bonna fosse riuscita a trattare degli argomenti assolutamente contemporanei, seri e importanti, senza scrivere un dramma nel dramma, e lo stile drammaturgico che mi ha fatto pensare subito "Ok, questo lo posso fare. Devo chiamare subito Tedeschi per chiedergli di farmi la regia".

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Da uno studio recente del MIT è emerso che crediamo alle fake news per pigrizia mentale, tendiamo a risparmiare risorse e ad approfondire poco. Crede che il teatro sia invece un luogo dove poter riflettere e pensare?

Credo che il teatro - quando è fatto in un determinato modo - sia in grado di muovere le coscienze. Credo che uno dei grandi obiettivi sia quello di creare una comunità, e non solo un pubblico. Una comunità che ha la vita della durata dello spettacolo, ma che in qualche modo si porta a casa qualcosa quando cala il sipario. Se il teatro riesce ad accendere una lampadina sulla testa delle persone che assistono allo spettacolo, quel pubblico andrà via portando con sé quella luce e, chissà, magari illuminerà in modo nuovo la propria strada, e forse anche quella di qualcun altro. Ma ci sono due cose non proprio semplicissime oggigiorno: avere i teatri pieni, e fare teatro in quel determinato modo.

 
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Quali sono le date future di All the things I lied about? Può darci qualche anticipazione sul prossimo spettacolo che porterete sui palcoscenici?

Dopo Roma abbiamo avuto due date in Lombardia (24 Melegnano e 25 Romanengo), e altre stanno arrivando. Lo spettacolo è in distribuzione e verrà portato anche "fuori" dai teatri: visto che l'impianto è molto semplice, l'intenzione è quella di creare una tournée parallela in luoghi extra-teatrali. Sul prossimo spettacolo non posso pronunciarmi, pochi giorni fa mi è venuta una mezza idea…ma al momento mi concentro su A.T.T.I.L.A.: è appena partito, ha bisogno di me (e io di lui).