Chilly Gonzales and Kaiser Quartett: La musica classica come non l'avete mai sentita

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Luogo: Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica

Data: 11/11/2017

Durata: 120'

Il concerto è terminato ormai da più di cinque minuti, ma la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica è ancora piena e il pubblico continua ad applaudire, acclamando ancora una volta sul palco Chilly Gonzales e il Kaiser Quartett. Il pianista di Montréal è un autentico mago della musica, i suoi brani sono incantesimi con cui strega gli spettatori, che non si accontentano di quasi due ore di concerto, ma ne chiedono di più, non ancora sazi della sua musica innovativa, sperimentale, che unisce diversi generi per formarne uno nuovo. Pop, rap, musica classica, elettronica e tante altre contaminazioni si fondono per dar vita a ciò che si potrebbe definire classical pop, ma che invero sfugge a qualsiasi catalogazione, così come Speedy Gonzales (“il topo più veloce di tutto il Messico”) non si lasciava catturare da nessuno. Il nome dell’artista canadese non rievoca soltanto quello del famoso cartone animato, “chilly” rappresenta la sensazione del freddo e quindi, metaforicamente, delinea una persona distaccata, distante, come d’altra parte può apparire la figura di un pianista quale Chilly Gonzales. Aspetto questo si ravvisa durante l’esibizione, quando emerge il suo timore verso lo spettatore: “Di solito nei concerti una parte di pubblico già si conosce, ma il resto mi è estraneo. Perciò cerco sempre di tenere concerti in posti che so di non poter riempire, così vuol dire che il pubblico presente è davvero speciale”. Oppure quando rimane evidentemente afflitto da due spettatori che, per esigenze personali, devono lasciare la sala prima della fine del concerto, commentando: “Proviamo a ricreare l’atmosfera giusta, perché così non va bene”.

Jason Charles Beck, questo il suo nome di battesimo, ha bisogno di un ambiente familiare, di sentirsi a casa, di instaurare un legame con il pubblico, perché sa che il successo della performance non dipende solo da lui, ma soprattutto da chi gli è di fronte. Solo così riesce a scaldarsi e ad infuocare il pubblico attraverso la sua incantevole musica.

Elegante vestaglia bordeaux di seta, ascot in fantasia geometrica ed un paio di comode pantofole ai piedi, è questa la mise con cui l’eccentrico artista fa il suo ingresso in sala: ricercata e al contempo accogliente, è un invito a sentirsi a proprio agio, per rompere quel sipario invisibile che si frappone tra platea e performer. La verità è che Gonzales ha bisogno dell’energia del pubblico, delle sue vibrazioni, della sua collaborazione per realizzare lo spettacolo che ha in mente. Ecco allora che gli spettatori prima applaudono a tempo di musica, poi cantano accompagnando le canzoni, diventando essi stessi uno strumento, una parte dello show.

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Chilly Gonzales è un intrattenitore formidabile, ma non è solo abile nel coinvolgere e dirigere il pubblico, con un semplice sguardo è capace di indirizzare i componenti del Kaiser Quartett verso il suono voluto, di cui ha bisogno in quel momento. “Il più costoso campionatore al mondo” è così che definisce il quartetto costituito da Adam Zolynski (Primo Violino), Jansen Folkers (secondo Violino), Ingmar Süberkrüb (Viola) e Martin Bentz (Violoncello). L’influenza del mondo dell’elettronica è evidente. “Con la tecnologia che abbiamo oggi a disposizione basta avere un campionatore e premere un pulsante per riprodurre un suono in modo perfetto. Ma spesso ci dimentichiamo che noi non siamo dei robot, che abbiamo bisogno di sentire dal vivo il suono, ed è qui che avviene la poesia”. Il suo obiettivo è dunque quello di isolare alcuni jingle, brevi motivi, e farli eseguire direttamente da ciascun strumento ad arco, fondendoli insieme come piccoli tasselli del suo mosaico musicale; in tal modo crea delle canzoni che di classico hanno solo gli strumenti con cui sono suonate, ma che in realtà hanno il sapore del futuro. Il suono cupo del violoncello si trasforma quindi nella grancassa di una batteria, la viola nei piatti, il secondo violino nel suono di accompagnamento e infine, il primo violino, in quel refrain continuo, quasi assillante, che all’inizio può persino infastidire o disturbare, ma di cui poi non riusciamo a farne a meno. In questo modo ci introduce nelle sue Chambers, album del 2015 in collaborazione con il Kaiser Quartett, in cui ogni spazio è colorato di melodie diverse e dove la pioggia di note del pianoforte viene rischiarata dall’arcobaleno di suoni degli strumenti ad arco.

Ma Chilly Gonzales non finisce certo qui di stupire. Dà infatti prova di essere un eccellente rapper quando sfida il metronomo in una gara di velocità e si esibisce infine in alcune canzoni da solista (un assaggio del suo prossimo album per solo piano), dove mostra tutto il suo virtuosismo. Non a caso vanta il Guinness di performance solista più lunga di sempre – oltre ad aver vinto un Grammy Award con i Daft Punk.

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Un musicista poliedrico, divertente ed esaltante, da apprezzare non solo riproducendo uno dei suoi album, ma soprattutto per i suoi live, vere e proprie esperienze sensazionali, sui generis.
“Abbiamo avuto i nostri piccoli disguidi, come in ogni rapporto, ma alla fine è stato un gran concerto”.

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