Antonio Thellung: uno, nessuno, centomila.

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Pittore, scultore, scrittore, pilota di corse automobilistiche, fondatore di comunità e assistente di malati terminali… a sentirlo raccontare la sua storia sembra che Antonio Thellung abbia vissuto molteplici vite, eppure tutto questo (e molto altro), lo ha realizzato in poco più di 86 anni.

Nella sua vita ha sperimentato moltissimo, ha svolto talmente tanti mestieri che alcuni non li ricorda più, ed è impossibile definire bene cosa sia stato, incasellarlo in qualche definizione; lui si definisce un dilettante in tutto, tranne nell'amore coniugale, dove invece ha maturato una profonda esperienza insieme alla moglie Giulia, con la quale è sposato da oltre 66 anni.

La nostra è un’amicizia molto particolare dal momento che fra di noi intercorrono più di sessanta anni, e spesso lui sorride pensando che io non ho nemmeno un quarto della sua età. Ci conoscemmo a Matera poco meno di due anni fa, in occasione di un evento della casa editrice “Altrimedia Edizioni”, per la quale ha pubblicato un libro che presentava in quel contesto. Devo ammettere che di quella presentazione ascoltai ben poco, perché ero con alcuni amici in giro per Matera a cercare di vedere una partita di calcio, ma ebbi la fortuna di ritrovarmelo accanto durante la cena. Ignorando totalmente chi fosse, gli chiesi perché si trovava lì e di cosa si occupasse; ricordo che fece un cenno di risata, probabilmente non sapeva da dove iniziare per presentarsi e parlare di sé, cominciò dunque col dirmi che era là per parlare del libro che aveva scritto: Sto studiando per imparare a morire. Il titolo catturò la mia attenzione e da lì in poi iniziammo a parlare delle nostre vite. Più che altro fui io ad ascoltarlo, affascinato dai suoi racconti, dalle vittorie ai rally automobilistici alle mostre di pittura, dai libri scritti ai viaggi intrapresi per il mondo… Scoprimmo di avere diverse passioni in comune, ma soprattutto capii che le nostre anime erano affini: credo di poter dire che ci piacemmo fin dall’inizio. Fu lui a dirmi per primo che gli aveva fatto molto piacere quella chiacchierata, e che sperava di rivedermi.  

Certo, sono frasi di circostanza, e gli impegni della quotidianità contribuiscono a far cadere nel dimenticatoio molti buoni propositi. Fu così che per alcuni mesi non ci vedemmo e sentimmo, fino a quando un giorno, vedendo in casa il suo libro, mi tornò in mente quel simpatico vecchietto e decisi di scrivergli. Avevo il timore che si ricordasse a malapena chi fossi, invece si dimostrò entusiasta, e da lì in poi cominciammo a scambiarci numerose mail. Passarono altre settimane, e il nostro carteggio si faceva sempre più frequente ed interessante, quando decidemmo infine di rivederci di persona. Così un giorno gli feci visita.

La sua casa mi incuriosì e mi affascinò almeno quanto la sua persona: situata in un complesso residenziale immerso nel verde alle porte del raccordo, è stata costruita da lui e dalla moglie ristrutturando un vecchio casale. L’interno aveva tutto l’aspetto di una casa vissuta, piena di storie, ed ogni angolo raccontava una parte della vita di Antonio e di Giulia, che conobbi allora per la prima volta. Rimasi colpito dai suoi quadri, dove enormi figure senza volto – come fossero dei manichini atemporali di dechirichiana memoria – si stagliano su superfici colorate bidimensionali. Mi stupirono anche l’enorme crocifisso dipinto di spalle e la serie di scacchi da lui scolpita in bronzo, con delle linee essenziali, eleganti, matissiane. 

 “Don Chisciotte della storia”, olio su tela, cm 300x200. La figura di Don Chisciotte è molto presente in tutta la sua produzione artistica, personaggio nel quale evidentemente si rispecchia.

“Don Chisciotte della storia”, olio su tela, cm 300x200. La figura di Don Chisciotte è molto presente in tutta la sua produzione artistica, personaggio nel quale evidentemente si rispecchia.

I libri, a centinaia, ricoprono le pareti, alternandosi a quadri, fotografie ed altri oggetti interessanti, che rivelano una vita trascorsa in giro per il mondo; ma la parte che più mi ha colpito è stata senza dubbio il suo studio. Oggi Antonio non vi lavora più, ma questo luogo reca la memoria di un artista e di una personalità assai complessa, in cui conserva alcuni materiali di lavoro, come pennelli e ferraglie che usava per creare dei volti (molti dei quali sono appesi in garage, fra i ferri delle coppe vinte alle gare automobilistiche). Un particolare catturò tuttavia la mia attenzione: si tratta di una stanzetta ottagonale in legno, una sorta di cabina, completamente ricoperta di specchi al suo interno. Antonio mi ha confidato che quando ha bisogno di riflettere viene qui, si siede al centro della cabina, e la sua immagine riflessa ad infinitum lo aiuta a pensare.

 Antonio si riflette convessamente fra gli specchi, come in un quadro di Escher.

Antonio si riflette convessamente fra gli specchi, come in un quadro di Escher.

Questa costruzione, che ricorda molto le infinity rooms di Yayoy Kusama, ha in realtà un’origine molto più antica; si tratta infatti di un’invenzione ideata da Leonardo, ancorché mai messa in atto dal genio toscano, e realizzata qui nel proprio studio da questo singolare artista. Ormai è più di un anno che ci frequentiamo, ed ogni volta che lo vedo scopro qualcosa di nuovo su di lui, sulla sua vita; un giorno, parlando del suo percorso artistico, ho scoperto che nell’apice della sua carriera, dopo aver vinto il prestigioso premio Pizzo nel 1975, ad una sua esposizione venne a trovarlo Giorgio de Chirico, il grande pittore fondatore della Metafisica. Questi, mi disse Thellung, si mostrò interessato ai suoi lavori ed ebbe parole di apprezzamento nei suoi confronti.

 Un ormai anziano De Chirico stringe la mano a Thellung, presso la sua mostra personale.

Un ormai anziano De Chirico stringe la mano a Thellung, presso la sua mostra personale.

Recentemente ho scoperto anche il suo trascorso nel cinema: dopo aver cominciato da ragazzo come attore, recitando in film come Altri tempi - Zibaldone (Alessandro Blasetti 1952) insieme ad Aldo Fabrizi, è passato poi al lavoro di aiuto regista.

 Un giovanissimo Antonio recita affianco al grande Aldo Fabrizi.

Un giovanissimo Antonio recita affianco al grande Aldo Fabrizi.

Da poco ho ultimato la lettura del libro che tanto aveva catturato la mia attenzione, Sto studiando per imparare a morire. Trovo sorprendente come Antonio tratti il tema della morte in maniera totalmente disinvolta e confidenziale. Spesso è un argomento tabù, si evita di parlarne, per paura o magari per scaramanzia, ma Antonio, che è consapevole che il suo incontro con “sorella morte” (usando sue parole) si stia avvicinando sempre più, ne parla a viso aperto, in un testo che invece di incutere timore per la morte riempie il lettore di amore per la vita.

Provo una grande stima ed ammirazione per Antonio, forse anche perché mi proietto in lui, e vorrei vivere una vita piena come la sua. Pensando alla sua esistenza mi vengono in mente le parole di Seneca “vita, si uti scias, longa est”, ovvero la vita, se sai farne buon uso, è lunga.