Museidisera: I Musei Vaticani si trasformano in palcoscenico

Intense vibrazioni musicali in alcuni dei più suggestivi settori museali

Luogo: Roma, 10/06/2016, Musei Vaticani

Periodo: Da Maggio a Ottobre 2017

Prezzo: 16€ (biglietto per i Musei Vaticani)

Programma

 

Alla povera mia fragilità
tu guardi senza dire una parola.
Tu sei di marmo, ma io canto,
tu – statua, ma io – volo.

Marina Cvetaeva, Scusate l’Amore. Poesie 1915-1925
 

Marco Schirru è immobile, statuario. Seduto dinnanzi al pianoforte a coda, gli bastano pochi movimenti delle mani, brevi gesti delle dita per dar vita a suoni toccanti, incantevoli. Ogni martelletto è una protesi dei suoi arti, ogni nota è una vibrazione che rende l’aria effervescente. Accanto a lui Giulia Greco è invece in movimento, dinamica. Danza appassionatamente con il suo fragile violino, le cui corde sono più sottili e leggere rispetto a quelle del pianoforte. Accarezzandole dolcemente (e talvolta pizzicandole), lo strumento inizia a emanare un canto affascinante, rivelando una voce delicata e argentina.

Il marmo del pianoforte da una parte. Il canto del violino dall’altra.
Il pianista si fa statua. La violinista spicca il volo.
 
 

Di fronte a questo quadro suggestivo anche gli spettatori presenti rimangono pietrificati dalla bellezza del momento, estasiati di fronte alle melodie sublimi di J.Brahms (sonata n.1 op.78 in Sol maggiore) e L.V. Beethoven (sonata 5 op.24) eseguite dal duo proveniente dal Conservatorio di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina" di Cagliari. Tutto ciò avviene nel suggestivo scenario del Museo gregoriano profano all’interno dei Musei Vaticani, grazie all’iniziativa Museidisera.

Un settore che contiene raccolte di antichità greche e romane iniziate a collezionare nel 1844 all’interno del Palazzo Lateranense da Papa Gregorio XVI – viste le numerose opere rinvenute a seguito degli scavi condotti nell’Ottocento. Il trasferimento nei Musei Vaticani avviene invece nel 1962 per volontà di Papa Giovanni XXIII, rimasto colpito dalla maestosità dei capolavori. La peculiarità di questa collezione è la ricca presenza di opere con pochi interventi di restauro: sono tutti originali di età classica (V e IV secolo a.C.) in ottimo stato di conservazione.

Per la loro completezza e luminosità le statue sembrano reali. Ma una in particolare si distingue in questa serata dalle altre: è Sofocle avvolto nella sua tunica eburnea, retta languidamente dal suo braccio destro. Il suo sguardo altèro è proiettato in avanti, nulla sembra poterlo perturbare, distrarlo dalla propria eterna posizione. La musica tuttavia non conosce barriere e arriva sino al cuore pietrificato del poeta greco, riscaldando il suo animo. Compiaciuto per la splendida esecuzione, Sofocle occhieggia i due virtuosi musicisti, liberandosi così dalle sue catene marmoree.

 

Statua di Sofocle

 
“Una parola libera da tutto il peso e dolore della vita: quella parola è amore”
Sofocle